Scopri i volti appassionati che animano l’Inter Club Valais:
una squadra unita, impegnata a far emozionare tutti gli amanti dei Nerazzurri oltre ogni confine!
Fin da scolaro, il nostro presidente Andy aveva occhi solo per Ronaldo. È «Il Fenomeno» a trasmettergli la passione per il calcio e a fargli scoprire l’Inter. I colori del club lo conquistano subito. «Il blu era il mio colore preferito e il nero si abbinava meravigliosamente», racconta.
Il ragazzo di Evolène aspetta però i 12 anni per iniziare a seguire i risultati del club sul televideo o sul computer di famiglia, con le cronache del leggendario Roberto Scarpini. Ronaldo non è più in campo, ma ci sono Zanetti, Materazzi, Adriano, Cambiasso, Cordoba e Stankovic. «Questi giocatori mi hanno insegnato il «Non mollare mai » nella vita di tutti i giorni», esclama. «Mi sono innamorato di questa Pazza Inter, capace di tutto e che mette a dura prova i nostri cuori».
Insieme ai cugini nerazzurri Yvan, Ludo e Fabienne, Andy va per la prima volta al Giuseppe Meazza l’8 marzo 2008, per la festa del centenario del club (Inter-Reggina 2-0). «Un sogno a occhi aperti. Non dimenticherò mai la felicità provata ammirando il campo e immergendomi nell’atmosfera dei tifosi.» Per poco perde l’indimenticabile discorso di Gianfelice Facchetti, impegnato a risalire le rampe dello stadio dopo aver acquistato una splendida maglia, un’abitudine che conserva ancora.
La sua gioia più grande?
Condividere ogni settimana con sua moglie le montagne russe emotive dell’Inter. «Camille non seguiva affatto il calcio 16 anni fa. Ora indossa la maglia nerazzurra, guarda con me quasi tutte le partite dell’Inter e conosce i nomi di tutti i giocatori.» In attesa che anche Eryn ed Enya si innamorino del nero e dell’azzurro. Amala.
La nonna di Gregory è originaria del Nord Italia. «Bisognava quindi tifare per una squadra della regione», ci racconta.
Ma perché scegliere l’Inter? «
Perché è un club aperto al mondo. Ed è stato fondato anche da svizzeri.»
Quando Greg era bambino, l’Inter era abituata alle finali di Coppa UEFA, vinte o perse. In campionato lottava per i primi dieci posti, non per lo Scudetto. «Forse è per questo che sono così orgoglioso di essere interista: ho iniziato ad amare questo club quando non viveva i suoi anni migliori!», esclama il tifoso di Granges.
Per lui tifare una squadra che domina già il proprio campionato e la scena europea è troppo facile. «Ho imparato a soffrire con questo club, per poi essere ricompensato nel 2010, quando l’Inter ha vinto tutto».
Tra i giocatori che lo hanno segnato di più c’è Ronaldo. «Parlo del VERO Ronaldo, non di quello che ha finito la carriera in panchina ed è passato dalla Rubentus».
Ci sono stati «ovviamente» anche i tedeschi degli anni Novanta.
Gli italiani, in particolare Materazzi. Poi tutti gli argentini, con «Il grande Capitano» Javier Zanetti in testa.
«Una fedeltà e un impegno senza cedimenti. Se un giorno mi facessi un tatuaggio, forse sarebbe proprio il suo volto.
Ma prima devo parlarne con mia moglie», sorride. La prima partita dell’Inter della sua vita è una gara di campionato contro la «Rubentus» a Torino, allo Stadio delle Alpi, il 29 novembre 2003. «Aveva segnato il mio idolo Julio Cruz. Che gioia tornare a casa da vincitori!»
Che cosa rappresenta l’Inter per Greg? «
È un modo di vivere, una mentalità: soli contro tutti. Ed è fedeltà. Che siamo ottavi, e ho vissuto stagioni concluse tra il quinto e il decimo posto, quarti o primi, io ci sarò sempre.»
Grazie a suo zio, bianconero!, il nostro secondo vicepresidente segue le avventure europee del club in Coppa UEFA nel 1996/97 e nel 1997/98. È amore a prima vista. «
Ma perché scegliere l’Inter?
Ho scelto da solo di tifare per l’Inter, perché il resto della mia famiglia era juventino», spiega. «Non è stato facile in tutte le stagioni: era Davide contro Golia, ma sappiamo tutti come va a finire».
Tre giocatori lo hanno segnato in particolare. Prima Ronaldo. «Mi impressionava la sua rapidità con la palla al piede. Era tre livelli sopra gli avversari e poteva cambiare una partita», ricorda. Poi Javier Zanetti. «
Ha vissuto gli alti e bassi dell’Inter, ha giocato in vari ruoli e con diversi allenatori, ma è sempre stato impeccabile in campo e fuori, proprio come il suo leggendario taglio di capelli».
E Dejan Stankovic, detto «Deki». «Apprezzavo il suo tiro e la sua grinta». Dedica una menzione speciale a Mourinho e Moratti. «Hanno reso possibile l’unico Triplete italiano.
La stagione perfetta e una squadra incredibile, ricca di esperienza». Per la sua prima volta al Giuseppe Meazza, Thierry assiste a una partita folle: il famoso Inter-Sampdoria del 9 gennaio 2005. Sotto 0-2 all’88°, i Nerazzurri vincono 3-2 al 93°. «
Mentre il pubblico iniziava a lasciare gli spalti perché non riuscivamo a segnare, in cinque minuti lo stadio ha cominciato a tremare. Era una bolgia», ricorda. «È stata la prima partita che mi ha fatto capire il significato di “Pazza Inter”».
Thierry è felice di aver trasmesso la passione per i colori nerazzurri a sua moglie e a diversi amici. Abbonato da quasi sei anni, fa alcune trasferte a Milano nei fine settimana e viaggia anche con un altro piccolo gruppo di Martigny.
Ma la cosa più bella si trova a casa sua. «Ho creato un rituale con mia figlia. Quando siamo a casa e gioca l’Inter, mangiamo popcorn al cioccolato davanti alla partita e festeggiamo i gol insieme».
Il nostro caro segretario Patrice si è avvicinato ai colori nerazzurri più tardi del resto della squadra.
Ma non si dice forse «Interista una volta, interista per sempre»?
Patrice, però, non arriva in un mondo del tutto sconosciuto. «Ho sempre seguito l’Inter perché mio fratello Greg, proprio il nostro co-vicepresidente, è un grande tifoso. Così, per curiosità, seguivo i risultati e guardavo spesso le partite in televisione, soprattutto in Champions League», spiega.
Il residente di Euseigne ha già assaggiato anche gli sfottò avversari. «Ho amici fanatici della Juve a cui piace prendermi in giro».
Ultimamente Patrice segue di più l’Inter, perché vi gioca, e anche bene, un italiano passato da Sion.
Avrete riconosciuto Federico Dimarco. «A Sion non abbiamo avuto abbastanza tempo per vederlo giocare a causa del suo infortunio», si rammarica.
Patrice ha già vissuto anche il suo battesimo del fuoco a San Siro. Era l’ottobre 2022, in occasione di Inter-Salernitana, in una splendida atmosfera e con i gol di Lautaro e Barella.
«Ora che faccio parte dell’Inter Club Valais, ho l’occasione di conoscere ancora meglio l’Inter», conclude.
E chissà che la passione non cresca ancora?
Lo avrete capito: Patrice ha tutte le carte in regola per diventare un tifoso incondizionato della Beneamata.
Christian inizia molto presto a guardare le partite con gli zii e i cugini. Tifano soprattutto per l’Inter o per la Juve e tra loro arde una bella rivalità. Christian, naturalmente, non passerà al lato oscuro della forza.
Un certo Ronaldo, «Il Fenomeno», lo fa innamorare dei nostri colori. «Ricordo che tutti parlavano di lui e non capivo perché, finché un giorno ho visto le prime immagini su Rai 1», ricorda. «Un vero mago: faceva quello che voleva con il pallone e sembrava tutto così facile».
Ronaldo, ma non solo. Recoba, capace di segnare da qualsiasi posizione, Javier Zanetti, che correva il doppio di tutti gli altri, Zamorano e Baggio gli imprimono il nero e l’azzurro nel sangue. Poi, negli anni successivi, Vieri, Cambiasso, Stankovic, Materazzi e tanti altri. Senza dimenticare l’arrivo dell’Imperatore Adriano, secondo lui uno dei giocatori più completi che abbiano vestito la maglia dell’Inter. «Passavo le domeniche pomeriggio davanti al televideo della Rai per sapere chi avrebbe segnato», sorride Christian.
Per la sua prima partita allo stadio a Milano ha la fortuna di assistere a un derby, per di più vinto: quello ad alta tensione dell’11 marzo 2007. «Ronaldo segna per il Milan, poi Ibrahimovic ci regala la vittoria con una doppietta, nonostante stesse male e fosse piegato in due per tutta la partita», ricorda. «San Siro pieno, i cori della Curva Nord, la folla in delirio: pura felicità». In seguito, con amici e cugini, farà l’abbonamento per diversi anni consecutivi per sostenere «la nostra» Inter.
Che cosa rappresenta l’Inter per Christian?
«Bei ricordi, ma mi ha anche insegnato a soffrire. L’Inter è dolore e gioia, ma soprattutto una passione e uno stato d’animo!»
Liridon diventa tifoso dell’Inter tra il 1996 e il 1998, in Kosovo, grazie al cugino Bekim, che segue le partite dell’Inter e soprattutto Ronaldo.
«La nostra tendenza ad amare la sofferenza, anno dopo anno, ha consolidato l’amore per i colori nerazzurri», dichiara il tifoso di Martigny.
Il suo preferito?
Javier Zanetti. «La sua eleganza, fedeltà, lealtà e umanità mi hanno fatto amare questo club», spiega, ammettendo di aver pensato anche a Cambiasso, Milito e Materazzi. «Hanno forgiato i nostri colori, ma il maestro fabbro resterà Zanetti».
Ha la fortuna di vivere la sua prima partita durante la festa del 15° Scudetto, il 27 maggio 2007, quando l’Inter batte il Torino 3-0. «Ricordo ancora tutto lo stadio che chiede di cambiare il rigorista sul 3-0 e di lasciare il tiro a Luis Figo».
Per lui l’Inter rappresenta innanzitutto sofferenza e frustrazione. «Sapere di aver fatto le scelte giuste e tuttavia non riuscirci: poi abbiamo scoperto perché, e vale ancora nel 2023».
E soprattutto la Pazza Inter. «Una forza inspiegabile che ci rende capaci di tutto, del peggio come del meglio. Il nostro club è speciale e nessuno può capirlo, tranne chi lo ha vissuto.
Oggi cerco di trasmettere tutto questo a mia moglie». Un aneddoto? Nel 2010, per la finale di Champions League, va in Piazza Duomo a Milano con quasi venti membri del forum Internazionale.fr, arrivati da Belgio, Svizzera, Francia e persino Mauritius.
«Ci siamo ritrovati convinti che la vittoria fosse già scritta. Ci conoscevamo solo virtualmente, ma ci univa la stessa passione».
Dopo il trionfo circola una voce: i giocatori torneranno quella stessa notte.
Ma come raggiungere il Meazza senza metropolitana, treno o macchina?
«Alcuni di noi si convincono che possiamo fare i sette chilometri a piedi, senza nemmeno sapere se i giocatori saranno lì». A metà strada trovano un passaggio in autostop e arrivano allo stadio alle 4:30. Altri 50.000 tifosi hanno avuto la stessa idea. «Il giorno dopo sono tornato a casa stanco e senza voce. Resterà il mio ricordo più bello da quando tifo Inter».
Da piccolo Jérôme vuole seguire le orme del fratello, tifoso del Milan. Dopo un litigio tra bambini, gli annuncia che lascerà la terza squadra della metropoli per diventare tifoso dell’Inter.
«Dal 2007 sono un puro nerazzurro e non abbandonerò mai questi colori», proclama emozionato.
Tre giocatori gli lasciano un segno indelebile. Dimarco, «un vero interista come noi», che suda la maglia e dà sempre tutto per l’Inter. Handanovic, «l’unico giocatore all’altezza delle migliori squadre d’Europa che ha deciso di restare in un’Inter in difficoltà per amore della maglia». E naturalmente la nostra leggenda Zanetti, che «ha vissuto tutto per il nostro club».
La sua prima volta al Meazza risale al 1° aprile 2023, durante la prima trasferta dell’Inter Club Valais. Con noi. «Era tutto magico: l’incontro con i partecipanti sul bus, il ristorante in Corso Como, l’ingresso allo stadio
per una partita dell’Inter e vedere finalmente la Curva Nord». In attesa di intonare i cori nel secondo anello verde con gli altri soci.
Che cosa rappresenta l’Inter per lui?
«Il risultato del fine settimana determina il mio umore per tutta la settimana», confessa. Per lui l’Inter è un club che osa guardare negli occhi le altre grandi squadre europee, con una vera identità italiana e un legame speciale con i suoi tifosi. «Basta andare al Meazza per rendersene conto».
Non vediamo l’ora della prossima trasferta con Jet e il suo leggendario cappello!